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3 foto, un'anima

Aggiornamento: 27 mar

A volte mi piace soffermarmi su immagini datate, voglio osservare come il mio approccio mi abbia portato a fare delle scelte. Indago, cerco di trovare risposte. Spesso le decisioni sul campo sembrano inconsce ma a posteriori mi accorgo che non lo erano fino in fondo...

Queste tre immagini sono state realizzate in ambienti lontani tra di loro e in periodi dell’anno differenti. Eppure, osservandole con attenzione, emerge un linguaggio visivo comune che le rende sorprendentemente affini.

Se facciamo caso alla struttura compositiva, in tutte e tre le fotografie è presente un forte elemento nel primo piano: vegetazione bassa e colorata nel primo caso, alberi contorti nel secondo e rami ricoperti di neve nell'ultimo caso. Questi elementi hanno la funzione di introdurre lo sguardo all’interno della scena.

Possiamo dire che essi fungono da "soglia visiva" che accompagna l’osservatore verso lo sfondo, dove si trova il vero punto d'interesse dell'immagine (anche se su questo concetto ci sarebbe da dibattere), enfatizzato appunto da vari elementi di contorno. Il fiume che serpeggia nella prima e nella terza fotografia, così come le linee dei rami nella seconda e nella terza, creano percorsi naturali che accompagnano lo sguardo in profondità, dando valore ai monti sullo sfondo e rafforzando il senso di tridimensionalità (nonostante almeno due di queste immagini non siano state realizzate con una focale super grandangolare!).

La luce è un ulteriore elemento di comunione fra le tre foto, l'illuminazione è diffusa ed esalta i dettagli/colori, con un’atmosfera morbida e contemplativa.

Seppur nate in contesti geografici e temporali molto diversi, queste foto condividono una visione molto simile: notarlo a distanza di anni è affascinante.


Territori dello Yukon, Canada 2018
Territori dello Yukon, Canada 2018
Parque Nacional Torres del Paine, Cile 2016
Parque Nacional Torres del Paine, Cile 2016
Regione del Nordland, Norvegia 2019
Regione del Nordland, Norvegia 2019

Il richiamo alla prospettiva centrale di Kubrick.


Come detto, osservando con attenzione queste immagini, emerge un elemento che le accomuna: una forte organizzazione dello spazio attorno a linee guida che conducono lo sguardo verso il centro della scena. Questo tipo di costruzione visiva richiama, seppur vagamente, la prospettiva centrale, una tecnica compositiva che ha radici nella pittura rinascimentale ma che è stata resa iconica nel linguaggio cinematografico di Stanley Kubrick.

Film come Shining o 2001: Odissea nello Spazio, sono celebri per l’uso rigoroso della simmetria e della profondità prospettica. Kubrick costruiva molte inquadrature attorno a un punto di fuga centrale, creando immagini perfettamente bilanciate che attirano lo spettatore verso il cuore della scena e generano una sensazione quasi ipnotica di ordine e inevitabilità.

Nelle fotografie qui presentate, pur trattandosi di paesaggi naturali e non di ambienti costruiti, ritroviamo un principio in un certo modo simile. Il corso sinuoso del fiume, le linee dei rami e la disposizione degli elementi naturali invitano l’occhio ad addentrarsi verso un punto centrale (dove nel nostro caso sono collocati i monti). Questo contribuisce a rendere la composizione stabile, in grado di guidare lo sguardo senza forzarlo.

A differenza delle geometrie perfette e maniacali tipiche delle scenografie kubrickiane, qui la prospettiva emerge in modo spontaneo, quasi accidentale. È la natura stessa a generare linee, simmetrie e percorsi visivi, ma l’effetto finale è in parte paragonabile a quello ricercato dal regista: un’immagine ordinata, leggibile, in cui lo spettatore viene accompagnato verso il centro della narrazione visiva.

Questa analogia tra fotografia di paesaggio e cinema suggerisce una riflessione più ampia: la composizione non è solo una questione tecnica, ma un modo di organizzare lo spazio per influenzare la percezione e le emozioni di chi osserva. Che si tratti di un corridoio dell’Overlook Hotel (Shining) o di una valle attraversata da un fiume sinuoso, la prospettiva centrale crea un senso di profondità, di equilibrio. Mi sembra chiaro che la fotografia di un paesaggio naturale e l'approccio di un mostro sacro del cinema abbiano poco in comune, per linguaggio e intenzioni. Eppure, a volte, è possibile riconoscere delle risonanze sottili in quello che facciamo: non tanto nelle immagini in sé, quanto nel modo in cui il nostro sguardo si forma. Come dico sempre, il background, le influenze e ciò che finiamo per amare finiscono per creare connessioni invisibili, tracce di un gusto e di una sensibilità che ci accompagnano e che ci forgiano nel tempo. Credo che il fascino che Kubrick ha sempre esercitato su di me non sia casuale: ciò che amiamo finisce per plasmarci...silenziosamente.


Andre

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