Dove gli oceani si sfidano
- Andrea Pozzi

- 27 dic 2025
- Tempo di lettura: 4 min
Sono particolarmente legato a questa immagine, realizzata durante il nostro indimenticabile viaggio in Antartide nel 2023.
Uno scatto che, paradossalmente, non ritrae il continente bianco e non ne mostra alcun riferimento diretto, ma che forse più di altri racchiude l’essenza del luogo e dell'esperienza che in quel momento stavo vivendo.

Mi trovavo sulla prua dell’imbarcazione mentre attraversavamo il famigerato Stretto di Drake, uno dei mari più tempestosi del pianeta. È qui che Oceano Atlantico e Pacifico si incontrano, dando vita a uno scontro titanico, capace di generare onde di una potenza difficile da immaginare finché non ci si trova nel mezzo...
Per raggiungere la Penisola Antartica da Ushuaia (Argentina), la città più a sud del mondo, servono almeno due giorni di navigazione: ore e ore in cui esistono solo mare, vento, megattere e uccelli marini. In quella distanza crescente dal mondo abitato, da ciò che è familiare e conosciuto, provavo una combinazione di curiosità, adrenalina e profonda consapevolezza dell’isolamento.
Tra le presenze più affascinanti di quel tratto di mare c’era senza dubbio l’albatros, l’uccello con la maggiore apertura alare fra tutti i volatili terrestri, capace di raggiungere i tre metri e mezzo!
Li osservavamo spesso librarsi e “giocare” con i flutti, sfruttando il vento con una grazia che contrastava con la violenza delle onde. La nave veniva sballottata senza tregua e, anche restando aggrappato a un corrimano, a tratti faticavo a mantenere l’equilibrio. Fotografare in quelle condizioni era impegnativo, ma allo stesso tempo incredibilmente stimolante!
Attraversare il Canale di Drake era un sogno che avevo sin da bambino e una volta proiettato in quell'ambiente, ho sentito il bisogno di tradurre quell’esperienza in un’immagine che andasse oltre la semplice documentazione.
Mentre la mia mente vagava leggera, riaffiorò nella memoria una fotografia astratta che avevo realizzato l'anno precedente sulle isole San Juan, nello stato di Washington a due passi dal Canada: un’immagine in cui le forme e i movimenti delle onde diventavano quasi ipnotici.
Il mio intento era quello di celebrare la complessità del mare, che a livello "materico" non è rappresentabile al di sotto della superficie. Le onde nella fotografia qui sotto si intrecciano generando forme fluide e tridimensionali, quasi dei frattali.

Decisi così di spingermi oltre quella sperimentazione, adottando nuovamente quella tecnica (possibilmente affinandola), per raccontare le sensazioni provate quel giorno. Si rivelò ideale per mettere in comunicazione, a livello visivo, il non tangibile ma puramente simbolico intreccio tra i due oceani, enfatizzandone lo scontro. Sentivo però che mancava ancora un elemento: un riferimento più oggettivo, capace di parlare sia del luogo sia (e direi soprattutto) della mia esperienza interiore.

E allora la tela dai toni freddi, modellata dal mare e dai venti burrascosi, diventa uno specchio nel quale intravedo una figura intrappolata: è la mia anima!
Quell'albatros sono io, colmo di emozioni, perso in quell’area geografica così remota, ostile e a lungo sognata, che finalmente ho avuto la fortuna di raggiungere.
L’albatros diventa così un elemento centrale anche sul piano simbolico. Presente nel celebre poema romantico La ballata del vecchio marinaio di Samuel Taylor Coleridge, questo animale compare all’inizio del racconto durante una tempesta nei mari (guarda caso antartici) e viene accolto dall’equipaggio come un segno benevolo: porta infatti buon vento, guida la nave fuori dai ghiacci ed è percepito come una creatura amica e quasi sacra.
Rappresenta l’armonia tra l’uomo e il mondo naturale, un ponte tra il divino e l’umano.
Nel poema, il gesto improvviso e inspiegabile con cui il marinaio uccide l’albatro segna una frattura irreversibile. È una colpa gratuita, irrazionale, che spezza quell’equilibrio. Le conseguenze sono nefaste: il vento si ferma, la nave resta quindi immobile, l’equipaggio è condannato alla sete e poi alla morte.
L’albatros, appeso al collo del marinaio dai suoi compagni, diventa il simbolo del peso della colpa, del peccato contro la natura.
Per chi fosse interessato ad approfondire, consiglio la lettura di questa opera romantica:
Nella mia fotografia, l’albatros non è vittima né presagio di sventura, forse è un semplice testimone. Una presenza che incarna il rispetto, il timore e la meraviglia che ho provato di fronte a un ambiente tanto potente quanto fragile. Un promemoria silenzioso del legame profondo e della responsabilità che unisce l’uomo alla natura.
La cosa più straordinaria è che, nella realizzazione di quest'immagine, non pensavo ne al romanticismo ne a Coleridge o a nessun altro riferimento artistico specifico. È arrivato tutto dopo, a dimostrazione di quanto le nostre passioni, le influenze e le fonti d'ispirazione siano in grado di forgiarci e di quanto sia importante imparare a osservare il mondo in maniera più approfondita, non limitandosi a guardare ciò che si trova davanti ai nostri occhi.
Oltre al libro che vi ho citato qui sopra, mi sento di consigliarvi anche un film del 2019 del regista statunitense Robert Eggers: "The Lighthouse", ispirato a un racconto di Edgar Allan Poe. Si tratta di una pellicola profondamente “coleridgiana”, ricca di rimandi al Romanticismo e alla mitologia, impreziosita da un’estetica espressionista molto intensa e coinvolgente.
Lo potete noleggiare per pochi euro su Amazon Prime, se interessati:
FILM: The lighthouse di Robert Eggers
L’intreccio fra forme d’arte diverse è ciò che più mi affascina in assoluto: connessioni infinite, talvolta complesse e apparentemente ingarbugliate, che col tempo finiscono per dare sempre più senso alle nostre vite, alla nostra ricerca.
Legami profondi con persone e artisti a volte non più in vita, ma che hanno avuto la forza, la determinazione e il talento di lasciare un segno indelebile in coloro che hanno la voglia di "andare oltre".
Life is beautiful!
Andre





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