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La fotografia di paesaggio (e non solo) è nel caos

In un mondo in costante e vertiginoso cambiamento, mi piace fermarmi e scrivere di tanto in tanto qualche considerazione. Mi serve per fare il punto della situazione su quello che mi circonda, per fare un'auto analisi di come il mio modo di esprimermi attraverso la fotografia e l'arte del viaggiare stia evolvendo e semplicemente per tenere traccia dei miei pensieri :)

Tutto fugge così rapidamente che credo faticherei, fra 3 anni ,a ricordare come fosse il mondo il 28 febbraio del 2026!

Ho sempre sostenuto che in fotografia rappresentare la propria realtà invece di un paesaggio oggettivo sia la sfida più entusiasmante, ne ho parlato più volte nel blog.

A mio parere questa è la sua vera essenza, o perlomeno in parte.

Migliaia di persone potranno transitare in uno stesso luogo e non sentire quello che noi abbiamo percepito, sperimentato. Vedranno altro, forse la luce o forse il buio.

Saranno forse impermeabili alle emozioni? Questo è il rischio che sempre più persone corrono, cercando la convalida dei social media.


Viviamo in un periodo complicato, i giovani fotografi o aspiranti tali si trovano circondati da tanti falsi miti, da tante immagini troppo "perfette" e uguali tra di loro e da troppi fuochi d'artificio.

Fare un passo indietro è sicuramente il percorso più terapeutico che si possa intraprendere. Studiare i grandi del passato, avvicinarsi a più forme d'arte, conoscere nuovi autori attraverso mostre o siti web personali, lasciarsi rapire dalla passione e infine ascoltarsi, come fondamenta per poter dare valore a quello che facciamo!


Falsa fotografia creata in pochi secondi con ChatGPT. Postando un'immagine del genere su Instagram sono certo che si potrebbe ricevere molto consenso e che la maggior parte della gente la scambierebbe per vera.
Falsa fotografia creata in pochi secondi con ChatGPT. Postando un'immagine del genere su Instagram sono certo che si potrebbe ricevere molto consenso e che la maggior parte della gente la scambierebbe per vera.

Ma come siamo arrivati a questo punto? Una volta esistevano i forum fotografici, parlo del periodo a cavallo degli anni '10, l'età dell'oro della fotografia di paesaggio, quando il digitale prese davvero il sopravvento e dove il piacere della condivisione era reale. Ci si poteva confrontare, c'era un generale desiderio di crescita, di confronto costruttivo e onesto. Questi forum erano genuini luoghi di ritrovo per appassionati di foto, viaggi, natura.

La mia figura di viaggiatore/fotografo nacque proprio su una di queste piattaforme quasi 20 anni fa. Lo Juza forum, che ricorderete in molti! Ebbi il piacere di entrare in contatto con molti appassionati e di stringere amicizie che si sarebbero rivelate estremamente importanti durante il mio percorso artistico e professionale, nonché umano. .

Poi, con l'avvento dei social media (principalmente Facebook), il luogo di attenzione e condivisione si spostò gradualmente verso questo lido (o altri social più incentrati sulla fotografia, come 500px, 1x). Facebook nei suoi primi anni di vita era un'ottima piattaforma: interfaccia semplice e pulita, fruibilità, facilità di condivisione...

La qualità d'immagine dei contenuti postati non era sicuramente il punto forte ma rimaneva comunque un luogo dignitoso dove poter mostrare i propri lavori, la propria visione. Tante interazioni, tanti scambi ancora una volta costruttivi e una moltitudine di possibilità di farsi conoscere in tutto il mondo. Possibilità davvero impensabili anche se oggi ci sembrano cosa normale.

Poi Instagram cominciò a essere sulla bocca di tutti. Una piattaforma che non ho mai amato, semplicemente perché la fruizione si spostò direttamente sullo schermo di uno smartphone...fu quando tutti ci abituammo ad osservare i famosi "francobolli", al posto di apprezzare le immagini sullo schermo di un computer da 18 o 23".

Immagini solo quadrate, poi finalmente un'evoluzione con la possibilità di postare in diversi formati. Poi i terribili hashtag (sì, sono anche io peccatore) in nome della visibilità e infine la trasformazione, anche qui, da luogo nato per la fotografia (ne siamo così sicuri?) ad accozzaglia di contenuti, spesso non più foto ma video/reel di ogni tipo.

E poi, come tutti sapete, con l'avvento dell'intelligenza artificiale stiamo assistendo a una nuova evoluz...degenero della condivisione fotografica.

Specialmente negli ultimi mesi. È inquietante.

Ho come l'impressione che, non potendo più distinguere il reale dal creato con l'AI, il livello di attenzione di noi fruitori sia drasticamente calato, ancora una volta! Che trovare fotografie vere e straordinarie sui social sia ancora possibile ma che quella straordinarietà sia ormai da catalogare come ordinarietà, dato che l'occhio dell'osservatore (esperto o meno) si è abituato, o forse meglio dire assuefatto al "grandioso, pomposo, drammatico, seducente, stupefacente". Recentemente mi è capitato di ascoltare un servizio al telegiornale che analizzava in maniera allarmante l'utilizzo della pornografia al giorno d'oggi e non solo fra i più giovani. Forse quello che sto per dire vi sembrerà fuori luogo o una provocazione, ma credo che il paragone calzi a pennello per illustrarvi quella che è la deriva che stiamo testimoniando sui social media. La pornografia è un qualcosa che innalza continuamente l’intensità dello stimolo: scene sempre più esplicite, più estreme, più immediate. Allo stesso modo, nella fotografia di paesaggio da social spesso capita di osservare luci sempre più “epiche”, montagne sempre più monumentali/inverosimili, composizioni sempre più ardite e con sempre più elementi nella cornice. Quasi come se la sfida fosse aggiungere più cose in un'immagine e in maniera clamorosa. Destare stupore. In questi casi l’obiettivo, come potete ben capire, non è più raccontare un’esperienza o uno stato d'animo, ma colpire immediatamente l'osservatore in qualunque modo. Il servizio al tg analizzava come nella pornografia, così come in altre gravi forme di dipendenza (gioco d'azzardo, droghe), succede una cosa incontrovertibile: più se ne consuma e meno basta a soddisfare.

Si ha bisogno di qualcosa di più intenso per provare la stessa reazione. E ancora una volta lo stesso accade con le immagini online: uno scatto che 15 anni fa sarebbe stato straordinario e decantato su riviste di settore, oggi viene probabilmente scrollato in mezzo secondo senza lasciar traccia.

Il nostro occhio si abitua al “wow”. E il wow diventa la normalità. La strada verso l'apatia. La pornografia crea una versione artificiale e iper-performante dell’intimità. Non rappresenta la realtà: la distorce brutalmente e la amplifica. E questo è pericolosissimo perché altera quelle che sono le relazioni sociali e la crescita di un individuo, fino a portare a conseguenze gravi ed irreversibili.

Allo stesso modo, molte fotografie di paesaggio che si vedono in internet non rappresentano l’esperienza reale del luogo (anche se questo è assolutamente lecito, il fotografo ci mette del suo - sia sul campo che in post produzione - e prova a darne un'interpretazione) ma una versione iper-spettacolarizzata, spesso totalmente costruita in post-produzione o con AI. Le famose e terribili "montagne allungate", gli elementi incollati nel frame, i cieli sostituiti o creati da zero con un clic, chi più ne ha più ne metta. Anni fa perlomeno ci voleva uno studio attento dei software, una conoscenza tecnica e soprattutto serviva tempo per ottenere risultati decenti nella "digital art". Ora basta un banalissimo clic, alla portata di tutti. TUTTI. Anche attraverso un telefonino.

La fotografia di paesaggio, che dovrebbe essere un inno alla lentezza e all'osservazione, diventa sui social fast food visivo!

Se il sistema premia l’immagine più estrema, più irreale, più "esagerata", allora il fotografo rischia di creare per stimolare, non per esprimersi. Diventa quindi un brutale produttore di dopamina, non un autore.

Sotto i nostri occhi scorrono sempre più contenuti dal mio punto di vista tossici e la cosa più drammatica è il tempo che gettiamo nello scorrerli.

Guarda, clicca, scarta, vai oltre, scendi, scendi ancora. Scendi nell'oblio.

Il tempo è la risorsa più preziosa che abbiamo, inestimabile. E spesso lo regaliamo allo schermo di un telefonino che ci nutre con contenuti sempre più inutili (perché spessissimo falsi, fini a se stessi o creati per ricevere consenso o visibilità). Veniamo nutriti dall'algoritmo.

La fotografia di paesaggio (e non solo) si trova nel caos e credo che sia sotto gli occhi di tutti.

È un'oggettiva deriva dalla quale però non è poi così difficile sfuggire.

Come?

Direi che sarebbe sufficiente limitare il nostro prezioso tempo che dedichiamo a uno schermo, che dovremmo dare più valore alle esperienze che viviamo e alle immagini che realizziamo.


Il mio invito è quello di essere ambiziosi! Di essere più creatori e meno consumatori. Non importa il vostro "livello". Livello, ma che cosa significa poi?

Quando premiamo quel tasto di scatto una motivazione dovrebbe sempre esserci, un qualcosa che abbiamo visto o sentito dovrà pur innescare quella miccia, no? È ora di dire basta alla fotografia "fast food", alle abbuffate di immagini che compaiono online e che, sempre meno, sanno lasciare il segno.

Concentriamoci su quello che siamo, su ciò che vogliamo esprimere e godiamoci al massimo il cammino! Con autenticità!


Andre

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