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Dove la logica si arrende

La seguente potrebbe sembrare come l'ennesima ode alla Puna argentina. Forse lo è, almeno in parte...ma quando si parla dell' "altipiano dei sogni" non c'è mai spazio per la normalità. I luoghi sono fuori dal comune, sempre. Gli spazi, i silenzi, i cieli. Quando poi il meteo si scatena, accadono cose inimmaginabili. È anche per questo che alcune persone fanno ritorno nella Puna: due, tre, persino più volte. Perché la Puna è un insieme di ambienti e di sensazioni che si muovono in continuazione, che ti colgono sempre e comunque impreparato. (Vi lascio una colonna sonora mentre leggete, per me la musica è un elemento essenziale mentre riguardo le foto scattate e, soprattutto, quando entro nel processo di elaborazione delle immagini: NINE INCH NAILS - YOUR TOUCH)

Durante l’ultimissimo photo tour sull’altipiano, pochi mesi fa, sono successe cose davvero impensabili. Oggi vi racconto una di queste. La Puna de Atacama è un deserto d'alta quota estremamente arido, le precipitazioni sono piuttosto rare e quello a cui abbiamo assistito recentemente ci ha lasciati senza fiato.

Ci trovavamo all’interno dell’immensa caldera del Volcán Galán tra i 4600m e i 4700m, in un’attraversata che potrei paragonare al giro sul rollercoaster più adrenalinico che possiate immaginare. Da queste parti non esistono strade. Spesso nemmeno tracce. È un gioco sottile tra orientamento, intuizione e desiderio: ti spingi, sempre con la supervisione della nostra eccezionale guida locale, ormai diventata un carissimo amico, là dove senti che il paesaggio ti sta aspettando...


...e allora quei nuvoloni scuri all'orizzonte preannunciano qualcosa di importante, che mai avremmo dimenticato.

La neve ha sempre avuto un potere magnetico su di me. Così, chiedo via radio il "permesso" di potermi avventurare con il pick up verso quel bianco comparso all'improvviso. E davanti a noi appare un mondo apparentemente privo di coerenza. Il contrasto tra la neve e i colori caldi di rilievi ci lascia senza parole. Ma ancora più straniante è la sensazione che il bianco si trovi più in basso rispetto alle cime sullo sfondo, come se in questo mondo remoto e dimenticato le temperature funzionassero al contrario.

Forse era solo un’illusione ottica. Oppure, più semplicemente, si trattava di una precipitazione estremamente circoscritta, capace di depositare neve solo su quella porzione di terra, ignorando completamente le montagne alle sue spalle.

Ma in fondo poco importa. Perché il valore di un’esperienza per me non vive nella spiegazione razionale di ciò che accade. Vive in ciò che vediamo, in ciò che sentiamo, in ciò che cerchiamo di interpretare.

E quel giorno, dentro la caldera del Galán, abbiamo assistito a qualcosa che ha avvolto la parte finale del viaggio con un manto inatteso di meraviglia.

Un abbraccio,


Andre

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