Ho denunciato l'Alaska per rapimento
Aggiornamento: 2 giorni fa
Fremevo per tornarci, dopo sedici anni di assenza!
Sono un tipo da latitudini estreme e il richiamo del Grande Nord ha sempre esercitato su di me un fascino particolare: Jack London, Christopher McCandless, l'Iditarod… i lupi!
Sin da bambino sognavo gli spazi liberi e incontaminati. Ricordo che, per la tesina di terza media, scelsi il Canada. Avevo studiato i grandi laghi, le foreste, i fiumi e la geografia di quell'enorme polmone verde. Luoghi lontani, capaci di alimentare un immaginario fatto di wilderness, solitudine e avventura.
Allora non potevo sapere che, molti anni dopo, avrei trasformato quella curiosità in un modo di vivere. Ed eccomi qui, nel 2026, di ritorno in Alaska, una terra che appartiene da sempre al mio immaginario. Forse, dopo avere atteso così a lungo il mio ritorno, avevo bisogno di ritrovare il senso di quel richiamo. E l'Alaska non ha deluso.
A rapirmi, però, non sono stati soltanto gli spazi immensi e gli animali selvaggi. È stata soprattutto quella sensazione difficile da spiegare che certi luoghi riescono ancora a trasmettere: la percezione di trovarsi in un mondo che segue ritmi propri, indifferente alla frenesia e alle abitudini della nostra quotidianità.
È una sensazione che cerco da sempre nei miei viaggi: quella di avvicinarmi a realtà che sembrano appartenere a un'altra dimensione, lontane non soltanto geograficamente, ma anche dal nostro modo abituale di intendere la vita.
Questa volta, però, il Grande Nord ha preso forma anche attraverso una persona speciale.
Ho avuto la grande fortuna di incontrare, a casa sua nel mezzo del nulla, Jessie Holmes, il vincitore delle ultime due edizioni dell'Iditarod, una delle competizioni più estreme e leggendarie del mondo. Ho trascorso un pomeriggio in sua compagnia (e in compagnia dei suoi fedeli cani) e per un attimo, le storie che avevano alimentato il mio immaginario fin da bambino hanno smesso di appartenere soltanto ai libri e sono diventate incredibilmente realtà.
Ascoltando i suoi preziosi racconti sull'Iditarod e sui suoi cani da slitta, ho avuto modo di avvicinarmi a una realtà che va ben oltre la gara in sé. La sua vita ruota attorno a quell'obiettivo: vive praticamente in isolamento, insieme a decine di cani, interamente proiettato verso una sfida annuale che richiede un'immensa dedizione, resistenza e una determinazione fuori dal comune.
Tutto sembra convergere verso un unico obiettivo: prepararsi a vincere.
Mi ha colpito proprio questo. La possibilità di incontrare qualcuno che non si limita a inseguire un sogno, ma che ha costruito la propria esistenza intorno a esso, accettandone le conseguenze e lasciando che condizioni ogni aspetto della propria quotidianità. Ne saprete di più nelle prossime newsletter, è una promessa ;)
Sono tornato a casa con la voglia di continuare a esplorare questo universo umano e naturale e di raccontarne alcune storie. Non voglio anticiparle tutte adesso però. Alcune esperienze hanno bisogno di rimanere per un po' soltanto nostre, custodite in quello scrigno interiore che ognuno porta con sé. E, quando arriva il momento giusto, possiamo aprirlo e condividerne il contenuto con chi ha davvero voglia di ascoltare, vedere e sentire.
Per ora vi lascio con questa immagine, che racconta la nascita di un nuovo giorno in Alaska.

Voglio ringraziare questi territori per tutto ciò che mi hanno riservato. Alessio, compagno di questa avventura, e le persone che mi aspettano sempre a casa con tanta curiosità e affetto.
Un forte abbraccio,
Andre




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