Rapa Nui

Aggiornato il: mar 16


Rano Raraku

Il suo viso è allungato, severo, triste. Sembra scrutare senza speranza quell'arcobaleno partorito da una luce divina, come se lo avesse osservato ogni giorno da quando una maledizione lo costrinse immobile in quel luogo lontano e sconosciuto. Resto al suo fianco con un senso di abbandono che mi pervade, vorrei abbracciare quel blocco di tufo e fargli così sapere che andrà tutto bene, che un giorno potrà mettere le ali e tornare a sognare. Percepisco profonda malinconia e sofferenza nell'incavo dei suoi occhi: la guancia è rigata da una lacrima, il viso imbronciato in un'espressione che sembrerebbe durare dall'inizio dei tempi. Fatico a credere di trovarmi nel cuore dell'Oceano Pacifico, immerso nell'intricato mistero dei moai. Mi sento eccitato ma anche triste, malinconico, pieno di adrenalina eppure stanco e stordito. Quest'isola sprigiona la sua energia in mille maniere, ti intontisce, ti fa sentire in balia del suo potere. Mi trovo in uno di quei punti magnetici e spirituali in cui si è fatta la storia del nostro Pianeta.

Volare all’Isola di Pasqua non significa raggiungere un luogo geografico, ma piuttosto una sensazione. Trovarsi improvvisamente così distanti da tutto e tutti mi permette di concedermi una preziosa pausa, di scendere dalle montagne russe della vita moderna per sviluppare una percezione tutta nuova su ciò che mi circonda.

Se per molti aspetti la fiducia verso il genere umano vada man mano scemando, qui mi rendo conto che il fascino misterioso dei moai è in realtà una magnifica maniera per esserne orgoglioso!

Ma chi ha detto che si tratta dell'opera dell'uomo? Sono state formulate molte ipotesi su di loro e io oggi sono qui per formulare la mia. Lascerò che sia il contesto a sussurrarmi all'orecchio...

Che cosa sono i moai e perché si trovano qui? I moai sono enormi statue monolitiche scavate da un unico blocco di tufo vulcanico; alcune possiedono sulla testa un tozzo cilindro (pukao) ricavato da un altro tipo di tufo di colore rossastro, interpretato come un copricapo oppure come un'acconciatura un tempo diffusa fra gli antichi abitanti.

Sono alti da 2 metri e mezzo fino a 10 metri (ne esiste uno, peraltro incompleto, di 21 metri). Quelli che raggiungono i 10 metri hanno un peso che può variare dalle 70 alle 80 tonnellate. Non sono amante dei numeri eppure ve li ho citati per trasportarvi un attimo al loro cospetto e per farvi capire come fosse improbabile per le popolazioni autoctone costruire, trasportare e issare monoliti di quel peso e dimensione. Come siano stati scolpiti e trasportati nei punti più disparati dell’Isola è ancora un mistero...

Trovarmi qui mi fa sentire strano, non riesco nemmeno a ricordare come ci sia arrivato.

Mi presenterò dinnanzi ai diversi idoli, che sembrano a tratti circondarmi, per un'indagine approfondita. Da qualunque area dell'isola sembra di dover incrociare lo sguardo gelido e a tratti beffardo di uno dei moai. Essi non sono mai rivolti verso il mare ma gli danno le spalle, come sentinelle pronte a difendere chissà quale segreto custodito nell'entroterra. Sembrerebbe che qui, nella notte dei tempi, le popolazioni indigene trascorressero le giornate a scolpire le enormi statue che poi trasportavano chissà come verso la costa, creando gli allineamenti che ancor oggi lasciano sbalorditi i viaggiatori. Perché sono allineati? Perché sono posizionati su dei piedistalli? Come mai sono tutti diversi, sia in altezza che in espressione? C’è un tratto comune nelle statue ma ognuna sembra impersonare qualcuno, ognuno sembra avere un’utilità e una propria identità nel complesso archeologico. La storia è tronca, perché molte figure si trovano adagiate presso la "fabbrica dei moai", il piccolo rilievo nell'entroterra dell'isola dove molti moai si trovano ancora nella vana attesa di vedere la luce, spesso appena abbozzati nella roccia...

Altre statue sono conficcate nell'erba! Sono le più dinamiche, sembrano quasi incamminarsi barcollando qua e là come zombie in direzione dell’oceano, come se il suono delle correnti marine e la spuma del mare in tempesta esercitassero un potere magnetico su di loro. Gli idoli che incontro sono impressionanti: sono forti, hanno tratti geometrici spiccati e sporgenti, sono talmente possenti da non poter cadere seppure in apparente equilibrio instabile.


Parrebbero in movimento, forse lo sono, forse è l’isola che traballa o forse questo è proprio l’ombelico del mondo ed è la mia testa che vacilla. Non posso e non voglio toccare queste incredibili opere di pietra, per rispetto e per timore, come se da un momento all’altro potesse risvegliarsi il brutale spirito intrappolato in quegli sguardi vacui. Se i moai sono cattivi non lo so, forse è proprio il contrario. Forse mi stanno sussurrando qualcosa? Fatico a percepire il loro messaggio, ho bisogno di più tempo.

Ahu Tongariki

Mi sento un Indiana Jones alla ricerca di un significato in tutto questo ma nello stesso momento sono cosciente che non sia così importante trovarne uno, coerente o scientifico, per apprezzare questo cosmo perduto.

In alcuni angoli dell’isola sembra di vedere dei campi di battaglia: incontro moai abbattuti, spaccati, sconfitti. Cappelli sparpagliati qua e là senza più un proprietario. Ah già, i cappelli! I cappelli dei moai sono di colore diverso rispetto al loro corpo, di un tufo rossastro. Quel tufo dista qualche chilometro dal promontorio dove vedevano la luce i moai. I cappelli non erano di paglia, erano rocce colossali e pesantissime che avrebbero dovuto rotolare lungo tutta l’isola per conoscere i futuri proprietari e che i moai, soli, non avrebbero potuto posizionarsi sulla testa. Ecco un altro piccolo grande mistero: come sarebbe stato possibile issare un copricapo colossale sopra statue che superano i 10m?

Anakena

Jakob Roggeveen, esploratore olandese, fu il primo a sbarcare sull’isola la domenica di Pasqua del 1722. James Cook la raggiunse nel 1774. Entrambi si saranno posti diversi interrogativi, che sono gli stessi che ci poniamo oggi. È incredibile e magnifico, la mia interpretazione in questo momento vale tanto quanto quella di Cook o di qualsiasi studioso del XXI secolo!

E allora sento di nuovo traballare il suolo e improvvisamente vedo l'orizzonte distorcersi, sento le statue traslare sui loro piedistalli. L'isola scende, collassa, scende ancora, sempre più rapidamente: comincia a piovere, gli arcobaleni esplodono nell'aria, i moai sembrano sudare e piano piano sprofondano nell'oceano e io con loro, non lasciando più traccia. Scompariamo sotto il pelo dell'acqua e tutte le domande che mi ero posto trovano finalmente una risposta: liberati dall'incantesimo che li teneva imprigionati i moai mi mostrano un mondo parallelo, dove tutto è il contrario di tutto e dove tutto è possibile. Qui vedo le popolazioni arcaiche danzare attorno al fuoco, i loro visi sono quelli dei moai che finalmente si sono rimpossessati delle loro sembianze umane. Respiro tranquillamente sott'acqua in ammirazione e sentendomi libero da ogni preoccupazione. Rapa Nui forse non esiste o perlomeno non è un punto geografico. È un luogo per lo spirito e ognuno qui si può aggrappare ad una sensazione e viverla fino in fondo in piena libertà. Mi sveglio di soprassalto non trovandomi però nel mio letto; sono nel cuore dell'Isola e riprendo coscienza dopo un viaggio mentale che mi lascia frastornato... Il non tangibile è spesso la parte più importante di un'esperienza. È quello che ti rimane dentro per sempre e che è solo tuo.

C'è poi un altro aspetto importante quando si viaggia...

È quello della testimonianza non solo del bello ma anche degli aspetti più delicati che riguardano il mondo naturale.

Rifiuti sulle coste dell'Isola di Pasqua

Sull'Isola di Pasqua le persone non buttano immondizia sulle spiagge o giù dalle scogliere. La spazzatura arriva qui, arriva anche qui, approda sulle coste dell'Isola più remota della terra, spinta dalle correnti marine.

Non potevo non riprendere questo scorcio, non potevo non mostrarvelo. Riflettiamo: quello che si vede in superficie è solo una piccola parte di quello che davvero esiste al di sotto, nel profondo...

Metafora del rapporto tra noi esseri umani, questa. Forse per questo l'isola è emersa dalle acque facendo comparire i moai? Solo per mostrarci in superficie quello che di immenso e incomprensibile potrebbe esistere in un'altra dimensione nascosta?

Voglio credere che sia così, voglio continuare a sognare anche da desto.

Andrea

#andreapozzi #fotografia #forgottenlands #isoladipasqua #rapanui #moai #anakena #cile #isola #isolamento #oceanopacifico #avventura #mistero #leggenda #hangaroa #sudamerica #fabbricadeimoai #ranoraraku #orongo #tongariki

0 visualizzazioni

Iscriviti alla Newsletter

  • Facebook - cerchio grigio
  • Grey Instagram Icona

© 2020 by Andrea Pozzi

P.IVA 01001950144